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Monte Vladař nei pressi di Žlutice 

La fortezza è liberamente accessibile. Il modo migliore per raggiungerla è percorrendo il sentiero turistico contrassegnato in rosso dalla stazione ferroviaria di Záhořice, o imboccando la strada di campagna che raggiunge Záhořice dalla strada asfaltata nei pressi di Vladořice.

VladařLa fortezza di Vladař e l’acropoli (693 m s.l.m.) occupano l’altopiano di questo monte piatto che si eleva 230 metri sulla vallata del fiume Střela, nel territorio catastale dei comuni di Záhořice e Vladořice, 8 km dal cimitero di Manětín - Hrádek. Questo insediamento fortificato è caratterizzato da un complesso sistema di fortificazioni che raggiunge i piedi della collina e crea un insieme chiuso, composto da diverse aree fortificate indipendenti (acropoli, recinto esterno pluriarticolato). L’intero sistema di fortificazione copre una superficie complessiva di circa 115 ettari, fu costruito gradualmente, lungo un esteso lasso di tempo. Il fiume Střela lambisce la fortezza a nord e a nordovest; nelle pendici sudoccidentali della collina scorre un ruscello senza nome che confluisce nello Střela sotto la fortezza.

VladařIl punto più alto sulla cima della collina piatta offriva un panorama circolare del paesaggio circostante. L’ampia acropoli si estendeva su 13 ha e disponeva di una propria risorsa idrica, una grande cisterna (45x30 m) per la captazione delle acque piovane scavata artificialmente nel punto più basso dell’acropoli. I resti dell’antica cinta muraria perimetrale hanno la forma di valli creati da grossi blocchi basaltici tagliati dalla sottostruttura rocciosa della collina. La fortificazione muraria settentrionale fu distrutta da un violento incendio, come testimoniano le numerose scorie di pietra fusa tra le rovine.

Nel 2003 una sonda archeologica ha intercettato alcune fasi dello sviluppo della fortificazione. La fase più recente, con la sua struttura interna in travi in legno di quercia e una larghezza complessiva di 8 metri, sembra essere stata anche la più imponente; il volume dei triangoli di distruzione suggerisce un’altezza superiore ai quattro metri. A livello stratigrafico, l’edificio più antico era lo scavo di fondazione per una colonna di legno, il cui campione di legno carbonizzato prelevato ai fini della datazione radiocarbonica fa risalire la struttura al 1400 a.C. circa, ossia all’inizio della Cultura dei tumuli del Bronzo medio. Si tratta probabilmente dei resti di una più antica recinzione della cima del monte Vladař.

Mappa Sull’acropoli del Vladař, lo strato abitativo adiacente al retro della cinta muraria conteneva ceramiche del tardo Bronzo, del tardo periodo di Hallstatt e della prima fase della Cultura di La Tène. Possiamo ben ipotizzare che sullo stesso punto siano state costruite diverse fortificazioni appartenenti ai rispettivi orizzonti abitativi del periodo temporale in oggetto. La superficie interna dell’acropoli è contraddistinta da due alture (688 m e 693 m) ed una serie di terrazzamenti forse di epoca medievale e moderna, che utilizzano solo in parte i resti degli antichi valli. I sentieri attraversavano i ripidi pendii ed entravano nell’acropoli superando tre portoni a forma di tenaglia con i bracci arcuati verso l’interno.

Il portone del pendio occidentale si trova all’imbocco superiore dell’ampia vallata naturale stretta dai due speroni sporgenti dell’altopiano con l’acropoli. In questa vallata convergono diversi sentieri che attraversano le forre e che si sono preservati fino ad oggi. Le ali del portone a forma di tenaglia sono composte da imponenti valli in pietra; l’accesso è preceduto da un fossato molto ampio spostato in avanti. Il portone del confine settentrionale dell’acropoli si trova in un’ampia depressione del terreno, attraversata dalla strada di accesso principale proveniente dal pendio settentrionale. Anche in questo caso, le ali del portone a forma di tenaglia sono composte da imponenti valli in pietra, ma l’accesso situato sul ripido pendio settentrionale non sembra essere stato preceduto da un fossato spostato in avanti.

Il portone del lato sud costituisce il terzo accesso all’acropoli. Il vallo perimetrale è interrotto, entrambi i brevi bracci del portone curvano all’interno a mo’ di tenaglia. La strada che raggiungeva il portone procedeva obliquamente lungo il pendio della collina piatta da sudovest, attraversando la parte interna della fortificazione, oggi difficilmente visibile, avente la forma di una fascia continua composta da pietre più piccole e collega la fortificazione del recinto esterno a quella dell’acropoli. La fortificazione perimetrale dell’acropoli ha una lunghezza complessiva di 1675 me.

Ai piedi dei versanti settentrionale ed occidentale si estende l’ampio e pluriarticolato recinto esterno (circa 99 ha) circoscritto dal sistema perimetrale principale della fortificazione, i cui elementi principali sono due ampi fossati paralleli accompagnati in alcune sezioni da un vallo interno. I fossati perimetrali sono larghi 15 - 20 metri e distano 7-10 metri; il dislivello tra la parte più alta del vallo e il fondo del fossato raggiunge i 13 metri. Imponenti valli e fossati suddividono il recinto esterno in quattro aree separate, connesse dai singoli portoni. In questo stesso punto si trova anche la porta d’accesso principale all’intera area fortificata collinare.

Lungo il perimetro sudoccidentale del recinto esterno, nel punto in cui la fortezza è più facilmente accessibile, si trova la principale linea di difesa, composta da due fossati paralleli ulteriormente rafforzati da un imponente vallo interno. Nella parte esterna dei fossati perimetrali, inoltre, si trova un campo fortificato anteriore (su una superficie di circa 3 ha), protetto da un vallo lungo 500 metri. I rilevamenti geodetici della fortificazione eseguiti nel 2002 hanno documentato il profilo del vallo interno, da cui risulta che il vallo oggetto dell’indagine nasconde i resti di fino a quattro fortificazioni successive, di difficile datazione a causa dell’assenza di ritrovamenti attendibili, e comprova inoltre il complesso sviluppo del sistema di fortificazione esterno. In passato, la fortezza non fu interessata da indagini archeologiche approfondite.

I più antichi reperti disponibili del recinto esterno e dell’acropoli sono il risultato di alcuni sondaggi minori o di raccolte, e rivelano l’esistenza di insediamenti nel tardo Bronzo, nel periodo della Cultura di Hallstatt, nella prima fase della Cultura di La Tène, ma anche nel primo e tardo periodo della Cultura di La Tène e nell’Alto Medioevo. Un documento del 1802 sul recinto esterno cita il ritrovamento di tombe di scheletri con vasi di ceramica nel comune di Záhořice. Il fermaglio in bronzo risalente al primo periodo della Cultura di La Tène, ritrovato intorno al 1900 sul pendio di Vladař, purtroppo è scomparso. Nel 1980, durante gli scavi di profondità dello stagno situato nella parte occidentale del recinto esterno sono stati trovati copiosi frammenti di ceramica e di vasi prodotti con un tornio, ascrivibili al primo e tardo periodo della Cultura di La Tène.

Oggi sappiamo che i lavori di scavo di quel periodo, e forse anche durante la creazione di questo stagno nella wetland locale a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo, hanno danneggiato il complesso e tuttora inesplicabile sistema delle camere di legno create da palanche in quercia massiccia, impermeabilizzate da argilla di colore giallo fulvo. I già citati ritrovamenti dell’acropoli provengono da raccolte, e comprendono una lama in pietra focaia, due frammenti di pesi in argilla e i frammenti di ceramica preistorica. Particolarmente eccezionale è il ritrovamento di una figura maschile in bronzo fuso con un elmo del tipo di Negau, scoperta nell’acropoli all’inizio degli anni Cinquanta dall’esperto di numismatica Eugen Pochitonov, presumibilmente nel terreno di scarico su una piccola piattaforma dietro la porta occidentale. La statua proviene dall’Italia settentrionale o dalle Alpi orientali, faceva parte di una pisside conica a tripode probabilmente in legno, prodotta secondo i modelli etruschi in bronzo.

Il casuale ritrovamento nell’acropoli appartiene palesemente ad un gruppo di oggetti di lusso risalenti ad un periodo compreso tra la fine della Cultura di Hallstatt e l’inizio di quella di La Tène, e testimonia gli evidenti legami con il Mediterraneo. Le indagini archeologiche nell’acropoli in prossimità della cisterna, condotte da František Prošek e successivamente da Jiří Klsák, portarono alla scoperta di diversi frammenti del tardo Bronzo, delle culture di Hallstatt e di La Tène, ceramiche medievali e argilla mescolata con pula. Lavori più sistematici nella fortezza sono in corso dal 2002, quando sotto la supervisione di Miloslav Chytráček l’Istituto Archeologico di Praga misurò il sistema di fortificazione a livello geodetico.

Negli anni seguenti, con l’ausilio dei colleghi del Museo Regionale di Karlovy Vary e i collaboratori dell’associazione civica di Vladař e dell’Università della Boemia Occidentale di Plzeň, l’Istituto Archeologico ha condotto un’indagine della fortificazione perimetrale e dei segmenti interrotti delle parti est e ovest dell’acropoli. Contemporaneamente, un esperto dell’archeobotanica dell’Istituto Archeologico, Petr Pokorný, ha fornito le prime informazioni sulla stratigrafia e il carattere del riempimento del serbatoio idrico ovale situato al centro dell’altopiano di Vladař, che nel fango sedimentato ha preservato preziose informazioni sulla storia della fortezza dal IV secolo a.C. ad oggi.