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Roccaforte di Jeřeň 

Trattandosi di una proprietà privata utilizzata per le corse dei cavalli, questo sito archeologico non è liberamente accessibile ma può essere osservato da lontano, oltre i resti di un fossato acqueo, preferibilmente dal versante orientale o settentrionale. Il sito è facilmente raggiungibile percorrendo la strada che attraversa la piazzetta di Jeřeň.

Dalle fonti storiche risulta che la residenza signorile locale risale alla seconda metà del XIII secolo.
Un documento scritto del 1282 cita un certo Cunradus miles de Yeres. Il fatto che si descriva come cavaliere di Yeres (Jeřeň) costituisce una prova sufficiente dell’esistenza di un insediamento nella zona. Beneš di Rýzmburk fu l’ultimo a definirsi cavaliere di Gerznie nel 1407.

La località perse la propria indipendenza prima del 1585, quando Jan Valdemar di Lobkovice vendette a Kryštof di Štampach la roccaforte, la corte e il villaggio, trasferendoli quindi nel feudo di Valeč.
Oggi, della roccaforte resta solo una marcata configurazione del terreno al centro del villaggio, composta da un’altura centrale circolare (motta) del diametro di circa 27 metri, circondata da un fossato ancora pieno di acqua paludosa a nordest. A nord-nordovest della motta si trovano tre cantine semidistrutte.

Nel 1997 la motta è stata interessata dagli scavi organizzati dal Museo di Karlovy Vary (Jiří Klsák). Per individuare le tracce dell’antico insediamento è stata utilizzata una sonda a croce con il centro immaginario identico a quello della motta. I singoli bracci della sonda, lunghi 830 cm e larghi 140 cm, sono riusciti a coprire il nucleo dell’intera roccaforte. Il braccio meridionale ha individuato le fondamenta dell’opera muraria in pietra, saldata con argilla bianca, con una ben visibile facciata interna ed esterna e le tracce di un’ulteriore segmentazione dello spazio interno. Il braccio occidentale, invece, ha scoperto un’altra parte dell’opera muraria, e all’esterno i resti di un altro muro. I bracci della sonda hanno rivelato evidenti tracce di un incendio, in forma di argilla rossa bruciata.
Complessivamente, l’indagine archeologica ha individuato le fondamenta delle opere murarie di un edificio in pietra, probabilmente di pianta quadrata, dalle dimensioni approssimative di 1000 x 1000 cm e uno spessore del muro di almeno 280 cm. Presupponendo l’esistenza di una roccaforte con dongione, si trattava di edificio a due o tre livelli, situato nella parte sudoccidentale della roccaforte, ad ovest del quale poteva esserci un ulteriore edificio in pietra di cui non abbiamo notizie. Le marcate tracce dell’incendio indicano che nell’area bruciarono anche numerosi elementi in legno, molto probabilmente strutture situate negli spazi rimanenti della roccaforte. È ovvio che l’incendio catastrofico abbia segnato la fine dell’esistenza fisica della roccaforte. Seguì una fase di disgregazione naturale della struttura in pietra; occasionalmente, le mura in rovina furono riutilizzate per altre attività edilizie.

I ritrovamenti archeologici suggeriscono che la roccaforte fu abitata tra il XIII e il XVI secolo. I ritrovamenti di epoca più recente sono molto sporadici.