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Třídomí 

La località è liberamente accessibile, può essere raggiunta da Loket, Horní Slavkov e Sokolov lungo il sentiero turistico percorribile sia a piedi che in bicicletta. Consigliamo di parcheggiare nel vicino villaggio di Hrušková.

I resti della chiesa medievale di San Nicola sotto il monte Krudum sono situati lungo l’antica via di comunicazione terrestre che collegava Cheb a Kynšperk nad Ohří e raggiungeva Praga, attraversando le zone interne della Boemia via Bečov nad Teplou e Žlutice. I resti della chiesa si trovano in un bosco silenzioso tra i villaggi di Hrušková (Birndorf in tedesco) e Třídomí (Dreihäuser in tedesco), a breve distanza da Sokolov nella Foresta di Slavkov, in un paesaggio che a prima vista sembrerebbe non essere mai stato interessato dalla civilizzazione. Le impressioni traggono in inganno, e ad un’esplorazione più approfondita delle tracce nel terreno è immediatamente chiaro che in passato la vita ha pulsato intensamente in questa zona, dal Medioevo fino all’epoca più recente (la chiesa, i resti della setacciatura e delle attività minerarie e dell’estrazione, le forre delle antiche strade, la più recente pavimentazione, le terrazze degli antichi campi, i resti delle attività militari risalenti al periodo dell’area militare di Prameny).

Le fonti antiche documentano che nel 1253 Venceslao I consegnò la chiesa di San Nicola all’Ordine militare dei crociferi con la stella rossa insieme alla chiesa parrocchiale di San Venceslao di Loket. Negli anni successivi la chiesa viene citata solo in casi sporadici. I recenti ritrovamenti archeologici hanno confermato che la chiesa fu probabilmente distrutta intorno al 1500, quando scomparve anche dall’urbario di Loket, l’inventario dei beni del feudo, nel 1525. La chiesa appare in forma stilizzata nelle prime mappe militari degli anni 1764-1783, e nei documenti scritti successivi viene citata solo come rovina. 

Le leggende popolari costituiscono da sempre una particolare fonte d’informazione storica. Numerose sono le leggende legate alla chiesa, solitamente associate alla ricchezza del territorio circostante (presenza di rare ametiste e giaspidi), secondo la percezione del Barocco, il periodo a cui risalgono tali leggende. La precisa ubicazione della chiesa è stata scoperta solo di recente: diversi indizi portavano ad un’altura coperta da alberi nei pressi dell’incrocio di antiche strade di comunicazione, ma la forma dei detriti di pietra non coincideva con quella della chiesa ipotizzata. Il mistero fu svelato solo tra gli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo, dopo un’intensa attività di distruzione della vegetazione boschiva che sconvolse gravemente la località.

Le indagini archeologiche in loco furono condotte dal 2002 al 2006 dal Museo Regionale di Karlovy Vary (Jiří Klsák) in collaborazione con l’Associazione dei giovani e dei bambini di Horní Slavkov (Vladislav Podracký). Nel primo anno si utilizzò una sonda al fine di accertare il carattere della costruzione; gli anni successivi furono finalizzati a scoprire i resti della chiesa nei suoi contesti storici, in relazione al territorio circostante. Lo studio è stato proficuo soprattutto per le scoperte relative alla struttura stessa. La chiesa ha una navata principale rettangolare allungata, lunga 1480 cm e larga 1260 cm, a cui si collega ad est un presbiterio stretto ad angolo retto, lungo 1050 cm e largo 1020 cm. Il presbiterio flette leggermente verso nord. Lo spessore del muro oscilla tra i 110 e i 115 cm, raggiungendo eccezionalmente i 120 cm.

Il muro è in pietra di cava e utilizza il "vřídlovec" (un’aragonite tipica di Karlovy Vary) nel legante a base di malta. La costruzione della chiesa raggiungeva un’altezza complessiva di circa 11 metri, di cui 5 erano forse rappresentati dal muro stesso. La forma e la struttura del tetto possono essere solo ipotizzate, ma è probabile che il tetto fosse a due falde, con spioventi bassi sul presbiterio. Nel corso dell’indagine sono state rinvenute anche molte tegole a canale che ci forniscono una chiara idea della copertura del tetto.

Di più difficile spiegazione è la presenza di ardesia con fori prodotti da chiodi, forse la copertura di una torretta campanaria che probabilmente si ergeva sul punto più alto del tetto, all’incirca a metà del suo asse longitudinale. La sua posizione è documentata dai ritrovamenti nei dintorni di entrambi gli accessi collocati centralmente. Durante l’incendio che causò la distruzione della chiesa, o che forse fu solo l’ultima tappa di un naturale processo di rovina, la campana si fuse e i suoi resti si rovesciarono lungo le tegole a canale del tetto.

Abbiamo una buona idea anche della quantità e della forma delle finestre, come anche dei portali d’ingresso. Possiamo presupporre che due finestre si trovavano nel presbiterio - una nella parete orientale, l’altra in quella occidentale. Due finestre si aprivano nelle mura nord e sud della navata principale, una su ciascun lato dell’ingresso. Dalle guarnizioni delle finestre ritrovate tra i detriti sappiamo che le finestre erano alte e strette, con un arco a sesto acuto e trochili lungo i lati. Le finestre erano dotate di vetrate o di semplici pannelli.

Anche le guarnizioni dei portali del primo Gotico erano divise da un trochilo e un toro; l’arco del portale era a semicerchio o leggermente ogivale. Nelle guarnizioni si sono preservati i fori in cui s’inserivano i cardini per i cancelli, come anche gli usci in pietra di entrambi gli ingressi. Gli elementi in pietra sono lavorati in maniera molto precisa, e considerando il carattere del luogo hanno una sorprendente qualità, indice delle ricche esperienze dei costruttori locali.

La navata principale aveva probabilmente un soffitto piano a travi, almeno a giudicare dalla copiosa quantità di chiodi in ferro ritrovati. I soffitti erano probabilmente coperti da argilla mescolata con pula. Una grande quantità di argilla mescolata con pula, forse bruciata dall’incendio che distrusse la struttura, si presenta ovunque intorno alla chiesa. Il soffitto del presbiterio era arcuato, probabilmente a campata unica, come suggeriscono i frammenti dei costoni della volta e di diverse mensole.

Un arco trionfale separava la navata principale dal presbiterio. Il livello del pavimento del presbiterio era leggermente sollevato rispetto a quello della navata principale; sotto l’arco sono state trovate le tracce di uno scalino in legno. Nel presbiterio furono scoperte le fondamenta della mensa dell’altare, mentre nella navata principale fu individuata la parte centrale degli altari laterali. Il pavimento della chiesa era composto da piastrelle quadrate posate su uno strato di malta di calce, disposte in modo tale che ogni fila dispari sporgeva per la metà della sua lunghezza. Gli originali intonaci lisci in calce si sono conservati solo raramente; alcuni presentano un doppio strato. Pur apparendo privi di decorazione sulla parete, nei detriti abbiamo trovato pezzi di intonaco recanti tracce di pittura ornamentale.

I resti rinvenuti sono stati conservati al termine dell’indagine. Si rese necessario ricostruire alcune parti del muro perimetrale, la merlatura superiore fu eliminata e il muro originario fu segnalato con una linea all’interno della struttura. Sono stati conservati anche i frammenti degli intonaci. I resti della mensa dell’altare e di entrambi gli altari laterali sono stati ricostruiti. Considerando la quantità di guarnizioni delle porte e delle finestre ritrovate, si è deciso di integrarne una parte nella struttura generale, a prescindere dalla loro collocazione originaria.

Il materiale archeologico trovato all’interno e all’esterno della chiesa è molto ricco e variegato. È stata rinvenuta una grande quantità di ceramica medievale; oltre alla classica ceramica da cucina, sono state sorprendentemente ritrovate anche alcune piastrelle. Dagli scavi sono emerse diverse centinaia di oggetti di metallo, in particolare in ferro, oggetti più lussuosi in altri metalli, vetro e prodotti in osso.

 Particolare attenzione merita la scoperta di alcune decine di monete ed il ritrovamento dei resti di ossa umane sepolte nella chiesa, appartenenti al clero o alla nobiltà di quel tempo. Le indagini archeologiche condotte nella chiesa di San Nicola e nelle zone circostanti sono riuscite a dare una risposta a svariate domande. Tuttavia, una questione resta aperta ancora oggi: perché la chiesa fu edificata proprio in quel punto, in quali circostanze e in relazione a cosa?

Possiamo solo supporre che giocò un ruolo fondamentale la strada di comunicazione terrestre (come suggerito dal fatto che San Nicola è il protettore dei commercianti). Inoltre, potrebbe essere stata la breve ma intensa attività mineraria, i cui resti sono ancora evidenti nel terreno ma senza alcuna traccia di insediamento umano, forse cancellate dalla rinnovata attività mineraria del periodo barocco. Sulla base delle conoscenze attuali, è ancora difficile dare una risposta univoca a questa domanda.