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Fortezza di Drahovice 

La fortezza è liberamente accessibile e può essere raggiunta o dalla sottostante vallata del fiume Ohře dove, dalla strada che porta da Karlovy Vary a Dubina, 500 metri dopo il cartello di benvenuto nella curva a sinistra dopo Červená kyselka, si può prendere il sentiero artificiale a destra del corso del fiume e salire lungo il pendio sinistro. In alternativa, prendere il sentiero che parte dall’ex Pensione Šárka, sulla strada che collega Praga a Karlovy Vary, e prosegue a sinistra attraverso un campo e il bosco sopra il fiume.

Nel 1989, alle già note fortezze del tardo Bronzo di Radošov e Velichov si aggiunse la scoperta di una nuova fortezza nel territorio catastale di Drahovice, sulla sponda destra del fiume Ohře, nei pressi delle Rocce di Soví.
In quello stesso anno, il Museo di Karlovy Vary (Jiří Klsák) e lo scopritore del sito archeologico, Jaroslav Bašta, condussero alcune indagini in loco. La scoperta di questa fortezza ha profondamente arricchito le nostre conoscenze sulla preistoria del territorio di Karlovy Vary.
Per una serie di circostanze fortuite, le sonde archeologiche selezionate portarono alla luce le parti più importanti della fortezza, per cui fu possibile ricostruire l’aspetto originario e la storia di questo importante sito archeologico.
Nella sua parte centrale sorgeva un’abitazione in travi di legno parzialmente infossata nel pendio, piuttosto grande (600 x 250 cm) per gli standard preistorici. Le zone circostanti erano terrazzate. Lo studio della fortificazione ha confermato che il vallo che circondava l’intero insediamento era stato costruito secondo le tradizionali tecniche preistoriche utilizzando legno, pietra e argilla. Il ritrovamento di pietre spaccate dal calore e di uno strato di sabbia rossa, prodotta dalla disgregazione del granito, ha testimoniato sin dall’inizio delle ricerche che la fortezza fu distrutta da un incendio catastrofico, forse in conseguenza di alcuni eventi bellici. Tale conferma indusse gli archeologi a confidare in ritrovamenti più copiosi rispetto ad una località abbandonata volontariamente. I reperti comprendono principalmente oggetti in ceramica, parzialmente sottoposti ad un’ulteriore cottura a causa dell’incendio. La loro varietà fu rivelatrice delle occupazioni della popolazione locale. Furono ritrovati anche diversi colini utilizzati nella produzione del latte. I ritrovamenti di recipienti di argilla di grosse dimensioni, utilizzati per conservare i cereali, e i frequenti frammenti di frantoi in pietra confermano che la cerealicoltura, accanto all’allevamento del bestiame, era la principale fonte di sussistenza. Un frammento di bronzo staccatosi dalla materozza di uno stampo di colata bipartito di una falce, ritrovato nell’edificio abitativo centrale, testimonia le attività di fusione dei metalli.

Importante è anche la scoperta di un’ascia-martello in pietra dell’Eneolitico, ritrovata nello scolo delle fondamenta dell’abitazione. Considerando che tale strumento non poteva essere utilizzato (presenta una frattura nell’apertura per la presa) e la mancanza di tracce di utilizzo secondario, la sua presenza potrebbe essere giustificata da una possibile superstizione (dal materiale etnografico conosciamo i ceraunia, pietre che si credeva fossero cadute dal cielo, cui veniva attribuito un potere magico e terapeutico e che erano utilizzate per proteggere le abitazioni). Rimarchevole è anche il ritrovamento di un oggetto di materiale organico, che per il loro carattere raramente riescono a conservarsi per secoli o millenni.
Sotto uno strato di argilla sottile all’interno del vallo è stato ritrovato un braccialetto finemente realizzato dalla corteccia di betulla. La sua grandezza suggerisce l’appartenenza ad un bambino od una donna minuta. Le circostanze fanno pensare che il braccialetto sia probabilmente scivolato dal braccio del proprietario mentre trasportava o rovesciava alcune ceste contenenti argilla, durante la costruzione della fortificazione. Paradossalmente, il braccialetto si è preservato nei secoli proprio grazie all’incendio che distrusse l’insediamento: il calore delle fiamme, infatti, creò le condizioni adatte alla conservazione del materiale organico.

La questione principale riguarda i motivi e le finalità per cui fu costruita la fortezza. Le sue piccole dimensioni sono alquanto sorprendenti, considerando che le fortezze note di quel periodo sono sempre molto più grandi. Il periodo in cui la fortezza di Drahovice fu costruita (X secolo a.C.) fu caratterizzato da migrazioni etniche e conflitti sociali dovuti anche ad un peggioramento climatico. Rientra in questi cambiamenti la presenza di fortezze. Considerando la sua eccezionale posizione strategica sull’ansa del fiume, è chiaro che il suo compito fosse la difesa dell’importante strada commerciale lungo l’Ohře. Grazie alle favorevoli condizioni del terreno questo compito poteva essere svolto anche da un gruppo relativamente esiguo di persone. I ritrovamenti nelle immediate vicinanze, tuttavia, indicano che nella zona sorgeva anche un insediamento non fortificato che approvvigionava la fortezza, e poiché il tardo Bronzo fu contraddistinto da marcate differenziazioni sociali, non si esclude che nella fortezza abitasse un individuo di ceto elevato con la propria famiglia, e che la località avesse una funzione simile a quella dei castelli di epoca successiva.