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Castello di Boršengrýn 

La località è liberamente accessibile da ovest; le due alture del castello sono raggiunte da comodi sentieri che partono dalla tabella informativa ubicata sulla strada principale. I proprietari degli chalet della zona lasciano aperti i propri terreni. Un malinconico stagno ed un piccolo cimitero ebraico, raggiungibile seguendo il sentiero lungo il poggio del recinto esterno del castello, conferiscono una nota romantica al luogo. Le rovine del castello di Boršengrýn si trovano nelle immediate vicinanze del villaggio di Úbočí, circa 5 km a nordovest di Lázně Kynžvart.

Il castello è composto da due sezioni, la motta (la collina su cui si erge il castello) e il recinto esterno, attualmente separato da una strada asfaltata che ha reso necessario ampliare e scavare ulteriormente la roccia del fossato, in origine poco profondo. Il recinto esterno era separato dalla collina da un ulteriore fossato ben preservatosi e da un vallo. La sicurezza del castello era potenziata anche dai due stagni situati sotto la motta, uno dei quali è tuttora esistente.

In epoca medievale, il villaggio di Úbočí (un tempo chiamato Amonsgrün) e la roccaforte appartenevano ai cosiddetti feudi di Leuchtenberg. Intorno alla metà del XIV secolo, dopo aver perso il castello di Kynžvart nel 1347, Engelhart di Kynžvart fece della roccaforte la sua residenza permanente. Nel 1373 Úbočí e la roccaforte furono acquistati da Boreš di Osek (di Rýzmburk), che dopo aver ottenuto il permesso imperiale nel 1374 fece edificare il nuovo castello di Boršengrýn. Nel 1392 suo figlio vendette il feudo di Kynžvart a Zikmund Huller, una delle massime cariche imperiali di quel tempo, il quale cedette il feudo a Hynčík Pluh di Rabštejn in cambio del castello di Orlík sulla Moldava (1395). L’importanza di Boršengrýn si ridusse in conseguenza del rinnovo del castello di Kynžvart sotto il governo di Venceslao IV, dopo il 1398. All’inizio del XV secolo fu acquistato dai signori di Plavno, i quali lo impegnarono più volte. I proprietari si alternarono fino al 1452, quando il castello tornò nelle mani di Jindřich di Plavno. A causa di un grave conflitto con la città di Cheb, gli eserciti della città capitanati da Otto di Sparneck e Konrád di Reitenbach circondarono il castello: dopo un assedio durato otto giorni e con l’utilizzo dei cannoni, le truppe riuscirono a conquistarlo, bruciarlo e distruggerlo. Il castello non fu più ricostruito e ne rimasero solo le macerie; dopo non molto, anche i resti delle mura furono distrutti per favorire la costruzione di un predio nei pressi della motta.

Il castello di Boršengrýn fu edificato nella periferia occidentale del villaggio, nel punto in cui la vallata è sovrastata da un’alta collina che un fossato separa dall’altura più vasta. Gli scavi archeologici condotti da Pavel Šebesta del Museo di Cheb tra il 1982 e il 1984 hanno rivelato la disposizione originaria del castello, che era composto da due sezioni. Il nucleo principale sorgeva sulla collina. Nella parte frontale sopra il fossato si ergeva una torre quadrata con un lato di 10 metri. Intorno alla torre c’era un cortile basso, davanti al quale si sviluppava un muro di cinta spesso 1,6 metri. Il portone di accesso era probabilmente situato nell’angolo sud del castello. Sull’altro lato della torre sorgeva un edificio rettangolare largo 8,5 metri. Le altre aree del castello occupavano il versante settentrionale, dove è stata confermata la presenza di ulteriori costruzioni. Un fossato originariamente dotato di un ponte levatoio separava il nucleo centrale del castello dal recinto esterno meridionale. Al recinto esterno si accedeva attraverso un sentiero che conduceva all’angolo sudoccidentale. Sul fossato che la separava dalla collina nel versante sud si trovava una fortificazione perimetrale di carattere ignoto, collegata ad un edificio rettangolare composto da diverse stanze, forse utilizzato a scopo economico.

Lo scempio edilizio, che ha permesso la costruzione di strutture di tipo ricreativo nella zona del recinto esterno e dello stesso nucleo centrale, ha portato alla distruzione di questo interessante edificio, di cui oggi ci restano solo tracce confuse.